Psicodinamica del Plagio

Scritto da Piero Priorini

Nel Diritto Romano per plagio s’intendeva la riduzione forzata e violenta di un uomo libero in schiavitù. Nel Diritto Italiano, invece, il reato di colui che sottoponeva una persona al proprio potere in modo da ridurla in uno stato di totale soggezione.
Come si può dunque osservare, con il passare dei secoli e l’evolversi delle civiltà, il reato di plagio si è trasformato, passando da una connotazione che implicava la forza fisica e materiale per limitare la libertà d’espressione di un individuo e costringerlo a servire, ad un’altra che implica invece l’interazione di forze ben più raffinate e sottili (quelle psichiche), ma comunque tali da indurre un essere umano a rinunciare alla propria libertà. Sia essa fisica, oppure morale, sessuale, conoscitiva, economica, ecc.
Ma in tempi ancora più recenti il reato di plagio viene depennato dal nuovo codice penale italiano e, entro certi margini, possiamo riconoscerne l’esigenza… troppo sottili, articolati e complessi sono gli elementi che concorrono alla sua configurazione; troppo difficile la differenziazione fra tutte quelle condizioni di plagio fisiologiche (cioè a dire naturali), occasionali e momentanee attraverso le quali l’individualità umana deve passare per crescere e maturare, e tutte quelle altre condizioni in cui il plagio si realizza invece in una forma stabile, parassitaria e vampiresca, arrivando ad insidiare il nucleo più sacro ed intimo di ogni essere umano: quello della propria libertà di sentimento e di pensiero. Troppo difficile la differenziazione tra una opinione arbitraria e una opinione invece fondata, tra un legittimo convincimento e una soggezione, tra una sana o una insana passione, tra una follia d’amore e un amore folle.

Ma nonostante tutte queste difficoltà il plagio di fatto esiste, e centinaia di migliaia di persone, ogni giorno, in tutti i paesi della terra, lo subiscono e ne sono devastate. Migliaia di persone vengono plagiate senza avere il benché minimo sospetto che un Ladro è penetrato nella loro anima e li sta derubando della propria libertà interiore.

Ma attenzione: non si deve credere che tutti costoro siano vittime inermi di spietati aguzzini. Piuttosto è vero che affinché il plagio si configuri devono interagire determinate condizioni psichiche presenti sia nella struttura della personalità del plagiato nonché in quella del plagiario. Per questo, anche se con tutte le precauzioni del caso, possiamo parlare di una psicodinamica del plagio.

Se perciò andiamo ad esaminare le condizioni psichiche preliminari ad uno stato di soggezione, il primo luogo comune da sfatare è la presunta stupidità di tutte le vittime del plagio. Anche se è innegabile che tra loro, qualche rara volta, sia rintracciabile qualcuno che presenti un deficit intellettivo più o meno evidente, nella maggior parte dei casi è vero il contrario: e cioè che tutte queste persone hanno un quoziente intellettivo più che sufficiente, se non addirittura superiore alla media. Un’intelligenza che verrà poi infatti messa a disposizione della causa abbracciata.
Anni di ricerche psichiatriche permettono di affermare che non è quasi mai nell’ambito mentale che va ricercato il punto debole delle potenziali vittime, ma sempre ed esclusivamente nell’ambito emozionale. Le persone che maggiormente sono disposte al plagio presentano infatti, tutte quante, una profonda insicurezza interiore, una sorta di Vuoto dell’Io o, meglio ancora, di Buco Nero dell’Io che, a dispetto del ruolo sociale o professionale che possono anche aver raggiunto, li fa comunque sentire inadeguati, incapaci o insicuri. In altre parole Vuoti, non in contatto con quella istanza interiore che dovrebbe formare il centro di riferimento di tutti gli altri elementi della personalità.
E i motivi per cui questo centro interiore non si è formato o, se si è formato, è comunque debole o distorto, sono da ricercare nei temi che hanno caratterizzato la storia di ognuna di queste persone. In altre parole, nelle tappe del loro processo evolutivo. L’anaffettività di uno o di entrambi i genitori, l’eccessiva severità e pretenziosità degli educatori, la mancata trasmissione di modelli in grado di veicolare le risorse e le energie del bambino, sono solo alcuni dei motivi che possono essere riconosciuti come elementi comuni del terreno psichico su cui potrebbe impiantarsi – ove se ne creasse l’occasione – la pianta parassitaria del plagio e del fanatismo.

Sul polo opposto troviamo invece la struttura della personalità del plagiario: che all’apparenza si presenta sempre tonica, energetica, esuberante e oltremodo creativa. Volendo prendere a prestito una delle figure meglio descritte della tipologia bioenergetica, potremmo senz’altro affermare che il plagiario è un Fallico-Narcisista particolarmente dotato: in altre parole una personalità forte al limite della violenza, istrionica, affascinante, piena di naturali risorse culturali, artistiche e spirituali…. ma incentrata solo ed esclusivamente su di sé. Ed è appunto questo elemento che ne sancisce la patologia. Un’altra individualità, con le stesse identiche caratteristiche, ma non incentrata sul culto di se stessa, potrebbe produrre una ricchezza infinita e donarla al mondo senza nulla chiedere in cambio. Ed è quello che, nella storia dell’evoluzione umana, hanno realizzato tanti studiosi, scienziati, artisti, condottieri, leader politici di ogni epoca e cultura. Donare se stessi per una causa o un bene comune, per una idea, per una passione… ma senza pretenderne poi, più o meno esplicitamente, l’esaltazione del sé.
Ma il potenziale plagiario non ha questa risorsa: per quanto paradossale possa sembrare, in fondo all’anima egli presenta lo stesso Grande Vuoto di tutti coloro che si troverà a plagiare, la stessa sostanziale incapacità di poggiare su se stesso in totale autonomia. Solo che, se possiamo immaginare la condizione interiore dei primi come un Vuoto-a-Perdere, la sua appare piuttosto come un Vuoto-a-Prendere.

Inutile dire che i due Vuoti si attraggono, si cercano e si completano a vicenda. L’uno elargisce forza, sicurezza, entusiasmo, scopi e motivi di vita a chi ne possiede pochi o niente affatto; in cambio chiede “solo” una venerazione illimitata, e l’esaltazione della propria personalità. Gli altri elargiscono riconoscenza, venerazione, amore e fedeltà assoluti; in cambio ricevono appunto quella stabilità psichica che non sono stati in grado di realizzare autonomamente.
In sostanza si viene a creare una sorta di simbiosi mutualistica simile a quella realizzata in natura dall’attinia e dal paguro Bernardo… solo che mentre quest’ultima è radicata sul piano dei processi biologici, la simbiosi tra plagiario e plagiato vive piuttosto nell’ambito dei processi psichici, anche se, quasi mai, si esaurisce nelle sole vicende dell’anima.
Ma non serve a nulla osservare che l’esaltazione dell’uno e la pseudo-sicurezza degli altri sono appunto solo un simulacro: costruzioni fittizie inadeguate, se prese isolatamente, a reggere il confronto con la realtà del mondo. Non ha senso perché la dinamica del plagio si autoprotegge creando un sistema di riferimento chiuso all’interno del quale non c’è confronto e che, appunto perciò, non rischia di entrare in crisi e collassare. Il sistema è autoreferenziale, nel senso che l’interpretazione dei fatti è guidata da una logica rigidamente determinata dal sistema teorico di riferimento e che non è stato comprovato. Il tutto si regge su una sorta di virtuale circolarità dove le ipotesi trovano conferma su una teoria non confermata ma che a sua volta si conferma sulla base di deduzioni logiche che essa stessa ha costruito. Insomma una forma di circolarità causale all’interno della quale verità non provate si verificano a vicenda.
Né ha senso ostinarsi a individuare un colpevole e una vittima, perché entrambi – plagiario e plagiato – sono espressione di un sistema circolare patologico in cui non esiste un inizio né una fine.

Solo per comodità di pensiero possiamo tuttavia immaginare che tutto inizi con l’esistenza di una individualità forte, eclettica, esuberante ed arrogante che si autoproclama portatrice di una Nuova Verità Assoluta e – in nome di ciò – cerca adepti, seguaci o discepoli insieme con i quali rinnovare il mondo. Sarà interessante notare che, qualunque sia il contenuto apparente del nuovo messaggio – religioso, artistico, ideologico-politico o scientifico – in realtà esso si fa mediatore sempre e comunque di una esperienza mistico religiosa su basi fortemente emotive. La Nuova Verità non presenta infatti i crismi dell’attendibilità di pensiero, del confronto umile ed aperto a qualunque possibile correzione o aggiustamento. Al contrario, essa è assoluta, unica e immodificabile, ed è stata rivelata per intero a colui che né è il solo legittimo interprete.
Non a caso – bensì per motivi intrinseci alla sua stessa sopravvivenza – l’opera di assoggettamento inizia sempre con la svalutazione capillare e sistematica di qualunque altra dottrina già esistente (religiosa, artistica, ideologica o scientifica) il cui riconoscimento anche parziale potrebbe indebolire il nuovo sistema di riferimento; e – cosa ancor più interessante – tale svalutazione viene operata su basi ingiuriose. Le altre dottrine, tutte, indistintamente, sono l’Errore, il Male, L’Opera del demonio, la Menzogna oppure la Malattia, a seconda del codice verbale usato dal plagiario per illustrare la Nuova Verità, e tutti coloro che non la riconoscono sono appunto perciò poveri ciechi, peccatori, dannati o malati. E in quanto tali – e qui sta tutta la raffinatezza della psicodinamica del plagio –  senza nessuna possibilità o diritto di esprimere il proprio parere sulla questione.
Come oserebbe un dannato criticare il Salvatore, come potrebbe un cattivo confutare il Buono, come potrebbe permettersi un malato di mettere in dubbio il Sano e rifiutare la sua Medicina?
Si crea così un sistema chiuso di riferimento dove, in linea solo teorica ma comunque paradossale, viene riconosciuto diritto di contrapposizione solo a coloro che sono all’interno del “movimento” e che hanno dato prova di illimitata fedeltà al sistema. E che, appunto perciò, non oseranno mai neppure immaginare di contrapporsi al proprio leader. Pena la scomunica e la cacciata con ignominia dal gruppo simbiotico. Inoltre, qualunque altro contatto con esponenti del resto del mondo è scoraggiato, perché ciechi di spirito, contaminati, dominati dal peccato oppure malati irreversibili. Tali comunque da poter fuorviare, anche solo con la loro presenza contaminatrice, il percorso salvifico dei nuovi adepti.
In compenso, all’interno del movimento e sotto la benevolenza compiaciuta del plagiario, è possibile sperimentare una forte sensazione di appartenenza, di significati ritrovati e dunque di entusiasmo. All’interno del gruppo si parla un linguaggio comune (spesso stereotipato), si hanno le medesime aspirazioni e ci si sente chiamati a realizzare una nuova, più giusta e più sana umanità. All’interno del gruppo tutte le lacerazioni ordinarie della vita si ricompongono, la contrapposizione non esiste, la stima, la fiducia, l’amore e l’amicizia circolano liberamente, anche se in maniera del tutto gratuita e ingiustificata.

E può valere la pena osservare come – entro certi limiti – la condizione di benessere e di reintegrazione sperimentata dai plagiati è autentica, perché compensatrice di quel vuoto interiore e mancanza di scopo e di entusiasmi che caratterizzava la loro precedente esperienza esistenziale. Per questo stesso motivo – e in aggiunta ai meccanismi immunitari con cui il plagio è stato impiantato nell’anima – è così difficile, se non addirittura impossibile, risvegliare una persona plagiata e ricondurla ad uno stato di autentica autocoscienza: perché inconsciamente essa sa che se lasciasse cadere l’illusione si ritroverebbe con quella stessa mancanza dell’Io, quello stesso grande vuoto d’amore, di senso e  di significati che avevano precedentemente caratterizzato la sua vita interiore.

Appunto quel “Vuoto a perdere” che è riempito invece dalla Teoria Rivelatrice del plagiario e dalla ammirazione sconfinata che egli richiede per qualunque sua espressione: in assoluto. Lui è il Giusto, il Sano, il Migliore, sempre, qualunque cosa dica, promuova o faccia, e la sua vita ne è la dimostrazione più evidente o, se vogliamo, la prova stessa della verità rivelata.
“Ciò che si ama non si discute”
Se si potesse il plagio, come fenomeno umano, cesserebbe di esistere.
La totale mancanza di senso critico (logico ed estetico) nei plagiati è, infatti, la dimostrazione più evidente o, se vogliamo, la prova inconfutabile della loro condizione interiore di succubanza.

Per questi sostanziali motivi, che solo sinteticamente ho potuto esporre, centinaia di migliaia di persone, ogni anno, sono pronte a tutto pur di seguire il proprio Maestro: la loro mente è ripiena delle sue parole, la loro casa rigurgita di immagini, foto, libri, dischi, ninnoli e altarini di varia natura, e la loro vita è scandita da eventi celebrativi voti a rinforzare la dipendenza. Si crea così una condizione interiore di disponibilità ad oltranza che in casi estremi – a seconda dei bisogni e degli intenti del leader – può portare i plagiati ad abbandonare la vita precedentemente vissuta, ad allontanare tutti coloro che – magari per amore – osano criticarli e metterli in guardia, e a dedicarsi interamente alla causa.
Quasi mai sono degli stupidi… sono solo persone che hanno subito una profonda, indicibile ferita d’amore, per sanare la quale sono disposti a cedere la propria libertà interiore.

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